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Aprire un home restaurant in Italia: requisiti e costi

L'home restaurant è un'attività di ristorazione che si svolge all'interno di un'abitazione privata, ma nonostante questo richiede permessi e documenti specifici per poter nascere: scopriamo l'iter burocratico, i costi e i requisiti necessari.

aprire home restaurant
Aggiornata il 23 Gennaio 2026 9 min di lettura Livello base
  • Aprire un home restaurant è una valida scelta perché permette di intraprendere un’attività nell’ambito della ristorazione e di abbattere i costi iniziali.
  • Un home restaurant si svolge all’interno di un’abitazione privata, rivolta ad ospiti a cui proporre piatti tipici locali o ricercati.
  • Prima di avviare l’attività in forma imprenditoriale, occorre ottenere alcuni permessi (SCIA), svolgere alcuni corsi (HACCP) e possedere spazi adeguati per poter accogliere gli ospiti.

Una delle ultime tendenze nel settore della ristorazione è l’apertura di un’attività culinaria presso la propria abitazione: se pensi che aprire un ristorante in Italia sia un progetto troppo ambizioso e oneroso per i tuoi risparmi, l’alternativa potrebbe essere quella di aprire un home restaurant.

Questa particolare attività ti permette di coniugare la passione per la cucina con l’originalità del locale, che è allestito proprio all’interno della tua abitazione: da qui nasce il nome “home restaurant”, che significa letteralmente “ristorante in casa”. Una volta ottenuti i permessi e i documenti necessari per avviare l’attività, non ti resta che dilettarti ai fornelli per stupire i tuoi ospiti e per deliziare ogni palato, anche quello più fine.

Home restaurant nel 2025

Aprire un home restaurant in Italia nel 2025 resta una possibilità concreta. Non esiste ancora una normativa nazionale dedicata e questo lascia un quadro giuridico che si fonda sul principio di occasionalità. Ogni evento non può superare i dieci coperti, il tetto annuale è di cinquecento ospiti complessivi e i ricavi non possono eccedere i 5.000 euro. Per i pagamenti, è richiesto il rilascio di semplici ricevute non fiscali.

Chi si mantiene in questa cornice non deve aprire partita IVA né presentare la Segnalazione certificata di inizio attività. Restano però obblighi formali da rispettare: comunicazione alla Questura, stipula di un’assicurazione di responsabilità civile verso terzi, le cucine devono rispettare le norme igienico-sanitarie di base (obbligatorio seguire le procedure HACCP).

Inoltre, per gestire un home restaurant servono i requisiti di professionalità e onorabilità previsti dall’articolo 71 del decreto legislativo 59 del 2010. Ci sono tre possibilità: avere almeno due anni di esperienza nel settore alimentare negli ultimi cinque, possedere un titolo di studio specifico in materie legate alla ristorazione oppure frequentare il corso SAB, dedicato alla somministrazione di alimenti e bevande.

Capitolo costi: nel 2025, secondo le stime, si aggirano attorno ai 5.000 euro. L’apertura di una società e delle posizioni previdenziali può costare tra i 1.000 e i 2.000 euro, un commercialista circa 1.000 euro, i documenti per l’avvio circa 1.500 euro, il corso SAB ha un prezzo variabile tra 450 e 800 euro. Alle spese burocratiche si sommano quelle operative: acquisto delle materie prime, adeguamenti HACCP, assicurazione di responsabilità civile è obbligatoria. Servono inoltre alcune attrezzature di base.

Perché avviare un home restaurant

L’home restaurant è una particolare attività economica che si svolge all’interno di una abitazione privata: ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti all’inizio degli anni Duemila sulla scia delle case particular che si trovano a Cuba. L’idea si è poi diffusa rapidamente anche in Inghilterra e grazie ai social, che sono il principale mezzo di promozione e sponsorizzazione degli eventi di home restaurant, è arrivata anche in Italia.

La caratteristica peculiare di un home restaurant è la sua organizzazione interna: nasce dalla passione di una o più persone (spesso non professionisti, ma principianti) che intendono mettersi ai fornelli di casa e ospitare nella propria abitazione privata degli sconosciuti per offrire loro le proprie delizie.

Non essendoci una legge specifica su questo tipo di attività (anche se l’Europa ha esortato più volte l’Italia ad integrarla) alcune sentenze e dichiarazioni indicano la necessità di operare in termini di normative alla stregua di altre attività di somministrazione. Un esempio è la recente Sentenza n. 492/2024 del Tribunale di Pisa1:

“Con sentenza n. 492/2024 il Tribunale di Pisa ha confermato che i profili caratterizzanti gli Home Restaurant sono tipici dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande, con conseguente applicabilità dei medesimi obblighi normativi e, nella fattispecie, la SCIA per l’avvio dell’attività.”

A confermare questa indicazione è anche la recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 02437/20232equiparando questa attività a quelle di somministrazione. Tuttavia è importante ricordare che sulla questione è ancora in corso un largo dibattito, in quanto non ci sono leggi specifiche sul settore.

Si può quindi dedurre che se l’attività non è svolta in forma imprenditoriale, ma in modo occasionale, non sia necessario procedere con la SCIA e la partita Iva.

Le diverse tipologie di ristorante casalingo

home restaurant requisiti

Per aprire un home restaurant è necessario anzitutto avere dello spazio a disposizione in casa per accogliere i propri ospiti, magari organizzandoli in un’unica tavolata o dividendo il salotto in più tavolini. Per sponsorizzare la propria attività è utile conoscere le potenzialità dei social, in modo da diffondere i propri eventi nel modo più efficace possibile per avere sempre il salotto pieno di clienti.

Esistono due formule diverse per avviare l’attività di home restaurant:

  1. social eating, ovvero l’organizzazione di eventi volti non solo ad assaggiare specialità tipiche del territorio, ma anche ad accogliere persone che hanno intenzione di stringere nuove amicizie e conoscenze;
  2. tourist eating, ovvero delle cene organizzate per consentire ai turisti di assaporare il vero gusto locale cucinato da persone comuni che abitano nella zona.

Anche le tipologie di pagamento possono essere diverse a seconda dell’attività che si intende avviare: c’è chi fissa una quota per ogni singola cena a seconda del menu proposto e chi invece crea una sorta di iscrizione annuale o mensile che consente di partecipare a più di eventi presso la stessa abitazione.

Requisiti aprire un home restaurant in Italia

Attualmente in Italia non esiste una legge che regola l’attività di un home restaurant, ma si ritiene applicabile la normativa prevista dalla legge numero 287 del 1991 che disciplina le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Pertanto, possono aprire questa tipologia di attività i soggetti che possiedono i requisiti di onorabilità e professionalità previsti dall’art. 71 d.lgs. 59/2010.

Per quanto riguarda l’onorabilità, sono da escludere coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionale o per tendenza, o sono stati condannati per la commissione di determinati reati.

Per il requisito di professionalità, invece, occorre soddisfare almeno una delle seguenti condizioni:

  • aver esercitato, nei cinque anni precedenti, un’attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande per almeno due anni, anche non continuativi o aver prestato la propria opera in qualità di dipendente qualificato;
  • possedere un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.

Coloro che non possiedono questi due requisiti e dunque sono semplicemente appassionati di ristorazione e cucina, possono comunque avviare l’attività di home restaurant frequentando i corsi SAB (Corso di somministrazione alimenti e bevande) riconosciuti dalla propria Regione e ottenendo la relativa abilitazione.

Documenti e adempimenti necessari

Soddisfatti i requisiti per avviare l’attività, non ti resta che seguire gli adempimenti burocratici e ottenere i documenti necessari per aprire il tuo home restaurant.

Equiparando l’home restaurant ad un’attività di somministrazione, possiamo considerare tre passaggi principali:

  1. ottenimento della certificazione per l’esercizio dell’attività economica (SCIA);
  2. rispetto delle norme igienico-sanitarie;
  3. rispetto degli adempimenti fiscali.

Potrebbe rendersi necessario, e soprattutto utile, stipulare anche un’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi.

1. Come ottenere la certificazione per l’esercizio dell’attività

Per poter avviare a pieno regime un home restaurant, nel rispetto delle normative vigenti, hai bisogno della SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata di Inizio Attività.

Per ottenerla dovrai recarti presso lo sportello unico del Comune in cui intendi aprire l’home restaurant presentando le dichiarazioni che attestino il possesso di tutti i requisiti richiesti.

2. Rispetto delle norme igienico-sanitarie

Anche l’home restaurant, come qualsiasi altra attività economica, deve rispettare le norme generali in materia di igiene previste dal  Regolamento (CE) N. 852/2004 per gli operatori del settore alimentare.

Inoltre, potrebbe rendersi obbligatoria la frequenza di un corso per il conseguimento dell’attestato HACCP (Hazard analysis and critical control points). Sono esonerati coloro che hanno conseguito un titolo di studio che prevede l’approfondimento di tematiche connesse alla scienza degli alimenti.

3. Adempimenti fiscali

I soggetti che hanno intenzione di aprire un home restaurant devono possedere la partita IVA? Se tale attività è svolta in maniera occasionale è sufficiente rilasciare una ricevuta per prestazione occasionale e non occorre versare i contributi Inps; mentre se l’intenzione è quella si svolgere l’attività in modo abituale e continuativo è necessario regolarizzare la propria posizione e aprire la partita IVA.

Il codice Ateco riferito all’attività di home restaurant è il 56.10.11: “Ristorazione con Somministrazione” che comprende:

  • attività degli esercizi di ristoranti, fast-food, rosticcerie, friggitorie, pizzerie che dispongono di posti a sedere;
  • attività degli esercizi di birrerie, pub, enoteche ed altri esercizi simili con cucina.

Si dovrà poi scegliere il regime fiscale a cui aderire tra quello ordinario e quello forfettario, in base ai quali si andranno a pagare le tasse, rispettivamente, in relazione al reddito tramite aliquote Irpef oppure al 15% (o al 5% per i primi cinque anni dall’avvio dell’attività) come imposta sostitutiva. Insieme alle tasse, con la partita Iva bisogna anche versare i contributi a fini previdenziali.

Quanto costa aprire un home restaurant

home restaurant costi

I costi da sostenere per l’apertura di un home restaurant non sono particolarmente onerosi come quelli relativi all’apertura di un ristorante tradizionale: infatti, l’attività casalinga permette di ridurre al minimo le spese, limitandosi al costo delle materie prime per cucinare e alle attrezzature iniziali.

Non servono particolari macchinari o strumenti, mentre il costo più importante da sostenere è l’acquisto degli ingredienti e delle materie prime per le proprie ricette. Chiaramente molto dipende dal menu che si decide di presentare agli ospiti: c’è chi preferisce portare piatti della tradizione locale e chi vuole dilettarsi in ricette gourmet (per esempio, diventando cuoco a domicilio).

Per avere successo è importante anche l’attività di promozione degli eventi tramite i social, grazie ai quali si può attirare l’attenzione degli ospiti che verranno poi accolti nell’abitazione. A tal fine, sebbene non vi sia un canone di locazione da sostenere, è bene godere di spazi ampi nella propria abitazione per far sentire a proprio agio i commensali.

Domande frequenti

Come funziona un home restaurant?

Per home restaurant si intende quell’attività di ristorazione finalizzata a ospitare eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche non all’interno di un locale, bensì in un appartamento privato in cui abbiano la residenza o il domicilio i padroni di casa, su specifica richiesta o prenotazione del cliente.

Che permessi ci vogliono per un home restaurant?

Stando alla risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico (n. 50481 del 2015), essendo l’home restaurant un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, è necessario richiedere la SCIA. 

Quanto può guadagnare un home restaurant?

Oltre a dare comunicazione in Questura per tracciare il carattere occasionale dell’attività, per potersi definire un “home restaurant” è necessario rispettare il limite di 3 aperture alla settimana e ricavare non più di 5.000 euro all’anno con rilascio di ricevuta non fiscale.

  1. Home Restaurant – Sentenza n. 492/2024 Tribunale di Pisa, Confcommercio Teramo ↩︎
  2. Consiglio di Stato: gli “Home restaurant” sono esercizi di somministrazione di alimenti e di bevande, FIPE ↩︎
Scritta da
Laura Pellegrini

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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