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Bonus ricerca e sviluppo per imprese del Mezzogiorno, firmato il decreto: a chi spetta e come fare domanda

In arrivo oltre 505 milioni di euro per le PMI, requisiti e regole della graduatoria MIMIT: come vengono selezionati i beneficiari

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Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha approvato, con un decreto firmato dal ministro Adolfo Urso, uno stanziamento di 505,8 milioni di euro per il bonus ricerca e sviluppo destinato alle imprese del Mezzogiorno. Per essere ammessi, però, è necessario presentare un progetto che sia in linea con i principi fissati dalla strategia nazionale di specializzazione intelligente.

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Come funziona il bonus ricerca e sviluppo per le imprese del Mezzogiorno

Le risorse mobilitate si dividono in due canali: 280 milioni di euro (indicati anche come 279,7 milioni) sotto forma di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo per la crescita sostenibile; 225,8 milioni di euro in contributi diretti (a fondo perduto) derivanti da economie di precedenti programmazioni.

Il finanziamento agevolato copre il 40% dei costi ammissibili e viene erogato senza l’obbligo di presentare garanzie. Ha una durata compresa tra 1 e 8 anni (con un eventuale periodo di preammortamento fino a tre anni) e presenta un tasso agevolato applicato pari al 20% del tasso di riferimento dell’Unione europea in vigore alla data di concessione.

Il contributo diretto alla spesa, invece, varia a seconda della dimensione dell’impresa e arriva fino al 40% per le piccole imprese, fino al 35% per le medie e fino al 30% per le grandi. Per gli organismi di ricerca, questo contributo diretto può salire fino al 60% delle spese per le attività di ricerca industriale e fino al 40% per quelle di sviluppo sperimentale.

Le imprese ammesse

Le agevolazioni sono riservate alle aziende e alle reti d’impresa localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il 60% delle risorse totali è destinato esclusivamente alle PMI e alle reti d’impresa e, all’interno di questa riserva, una quota del 25% è dedicata specificamente alle micro e piccole imprese.

Cosa finanzia

Il provvedimento finanzia la realizzazione o il miglioramento significativo di prodotti, processi o servizi. La semplice ricerca pura non è ritenuta sufficiente: le proposte ammesse devono introdurre avanzamenti tecnologici significativi, concretizzandosi in prototipi, prodotti pilota e test condotti in condizioni operative reali.

I progetti, in particolare, si devono concentrare sullo sviluppo delle seguenti tecnologie abilitanti:

  • materiali avanzati e nanotecnologia;
  • fotonica e micro/nano elettronica;
  • sistemi avanzati di produzione;
  • tecnologie delle scienze della vita;
  • intelligenza artificiale;
  • connessione e sicurezza digitale (incluse le soluzioni di cybersicurezza).

Le spese ammissibili devono essere comprese tra 1 e 5 milioni di euro, mentre la durata dei progetti deve variare tra i 18 e i 36 mesi, con la possibilità di ottenere una proroga fino a un massimo di 6 mesi.

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Modalità di partecipazione e criteri di graduatoria

I proponenti possono operare in partenariato (composto da un massimo di tre soggetti, con la presenza obbligatoria di almeno una PMI e una quota minima del 10% dei costi per ciascun partecipante) o come singoli. In quest’ultimo caso, la singola PMI può essere supportata esternamente da consulenti o organismi di ricerca per una quota di apporto minimo del 10%.

L’assegnazione dei fondi avverrà attraverso una procedura valutativa a graduatoria. La posizione finale dipenderà da un insieme di criteri quali-quantitativi divisi in tre macro-aree, ovvero:

  • solidità del proponente (sostenibilità economico-finanziaria), intesa come la capacità di rimborso del finanziamento, la copertura delle immobilizzazioni e l’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato;
  • qualità della proposta (capacità tecnico-organizzativa), dando priorità al livello di innovazione e differenziando i punteggi tra il notevole miglioramento di un prodotto/processo e una novità assoluta;
  • impatto dell’investimento, che valuta l’interesse industriale sul sistema produttivo e la capacità del progetto di generare ricadute positive anche in altri settori.

I dettagli operativi – come i link ai portali d’invio, i modelli da compilare e la data di apertura dello sportello – saranno definiti e pubblicati dal MIMIT con un successivo provvedimento attuativo.

Obblighi di conformità e cause di revoca

Le imprese beneficiarie sono tenute a conservare tutta la documentazione di spesa per dieci anni dalla conclusione del progetto e a consentire ispezioni e sopralluoghi da parte delle autorità. Inoltre, è loro obbligo comunicare tempestivamente qualsiasi variazione societaria rilevante ai fini delle normative antimafia.

Infine, sono previste specifiche cause di revoca delle agevolazioni concesse per:

  • mancato avvio del progetto entro i termini stabiliti;
  • mancato raggiungimento degli obiettivi del progetto;
  • riduzione dei livelli occupazionali nei cinque anni successivi alla conclusione del progetto (regola applicata esclusivamente alle grandi imprese).
Scritto da
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